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La Teleferica e la sua storia
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    • Teleferica ad una sola cabina
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    • Portata utile: 4 persone adulte o 400 kg di materiale
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  • Lunghezza del percorso: 1450 metri circa
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  • Dislivello: 625 metri
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  • Motore elettrico della potenza di 20 kW
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  • Monofune traente-portante di 28 mm di diametro
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  • Durata del percorso: 8 - 9 minuti
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  • Entrata in servizio: 1° maggio 1970
 
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LA NASCITA DELLA TELEFERICA

Microstoria di un’opera contestata ma utile

Il 1° giugno 1825 una dozzina di proprietari dell’Alpe di Croveggia, convocati nella casa comunale decidevano all’unanimità la creazione di una società per l’uso in comune dei beni dell’Alpe.

Dallo statuto di questa società riportiamo l’inizio con i primi due articoli, redatti dall’avvocato notaro Pietro Fratecolla di Bellinzona.

« …Essendo in quest’oggi convocati li compadroni nella Casa della Comuna, ed in piena maggioranza ossia tutti d’accordo, si è risolto di formare una Delegazione provisoria di 3 membri delli individui retro scritti i quali ad assoluta maggioranza sono nominati il Sig. Carlo Gianocca Todeschini, Francesco Mozzino e Donato Gianocca Todeschini. Ad eseguire quanto segue raporto al detto Alpe e Bosco di Croveggia.

1° Di far in modo di riunire tutte le raggioni a formare un sol Capitale, ciové ognuno vende, e a nome di tutti comperare e formare le rispettive ragioni come tanti Fratelli, e li minori di raggione indanizzare li maggiori che al presente anno ragione. ( poi successo il 16 maggio 1832 )

2° Di chiudere il Bosco che più nessuno possi tagliare ne trasportare legnami del detto Bosco a termine della Grida indata 6 maggio 1820, e confirmata li 7 giugno anno sudetto, dal Tribunale Distrettuale di Bellinzona… »

Questa società, con alterne vicende, si resse per una settantina d’anni. Poi i privati ripresero le loro « ragioni » sociali e la vita sui monti, stentata, faticosa, riprese singolarmante, ma quello spirito comunitario " … come tanti Fratelli… " che aleggiava nello statuto del 1825 si era affievolito. Nella prima metà del secolo si saliva sui monti con il bestiame, prima e dopo l'alpeggio, le scadenze scolastiche seguivano pure questo ritmo, la scuola terminava a metà maggio e riprendeva agli inizi di ottobre. Questo ciclo si esaurì con la fine della seconda guerra mondiale, che negli anni 1943 - 45 fece sentire, tra l'altro, i suoi effetti anche sui nostri monti, con la presenza di numerose colonne di contrabbandieri. In seguito per un certo numero di anni i monti furono praticamente abbandonati. Il Bosco coprì buona parte di quelli che erano stati prati curati e regolarmente falciati. Ma l'attaccamento alla montagna era rimasto saldamente radicato in coloro che più o meno direttamente avevano vissuto la dura esperienza della vita sui monti durante la prima metà del secolo.

Fu così, che in un contesto che stava rapidamente mutando, verso la fine degli anni cinquanta nacque l'idea di rivitalizzare la nostra montagna. Questa idea si concretizzò nel 1960 in un modesto, ma efficace, impianto che con un motore a scoppio trainava lungo il filo a sbalzo, che da Croveggia scendeva all'imbocco della valle, un carrello che in circa 20 minuti portava a Croveggia un carico di 100 kg. Era l'inizio di un'opera che si sviluppò, non senza difficoltà, in seguito. Dopo questa realizzazione alcuni promotori si resero conto che sarebbe stato opportuno realizzare qualcosa di meno precario. Ma contrariamente agli antenati di un secolo prima non fu possibile raggiungere l'unanimità sul progetto. La dozzina di compadroni dell'Alpe di Croveggia del 1825 era raddoppiata con le conseguenze che un simile raddoppio comporta. C'era chi, ed era comprensibile, non dava nessuna importanza al progetto e non ne era interessato, non erano più i tempi in cui " la montagna ingrassava il piano ".

 

C'era chi sosteneva che i vecchi erano sempre saliti sui monti con la gerla e se si voleva risalirci questo era il mezzo adatto per il trasporto! C'era un osso, che si palesò particolarmente duro: la Società dei tiratori che vedeva installarsi nella linea di tiro la partenza della futura teleferica. Anche l'autorità comunale, non fa piacere ricordarlo, ma è storia documentata, non fu dalla parte dei promotori. Il Comune, tramite il Municipio di allora, faceva ricorso contro il progetto della teleferica già in data 17 novembre 1961, ricorso che veniva respinto dal Consiglio di Stato.

Il Municipio, non demorde, ritorna alla carica in data 3 aprile 1962 con un ricorso di ben 12 pagine redatto dal prof, Dott. Augusto Bolla che, malgrado la rima del nome con il notaro del 1825, non era più l'interprete di uno spirito comunitario come quello degli antenati. " Chi ha il vantaggio paghi di tasca propria e lasci in pace il prossimo ". È una frase un po’ cattiva che si legge nei ricorsi di allora e non è la sola. Ma coloro che erano convinti della bontà dell'opera continuarono tenecemente il loro lavoro. Il progetto, ridimensionato in quanto inizialmente doveva toccare anche la zona del Pian Grande, veniva accettato dal Consiglio di Stato nel 1966. Tutti gli ostacoli erano caduti dopo 15 anni di discussione, malintesi, ricorsi e incomprensioni varie. I 24 interessati iniziali si erano ridotti a 13. Le difficoltà elencate oltre a quelle del tracciato erano state tutte superate e fu così che il 1° maggio 1970 la teleferica Camorino - Monti di Croveggia entrava in servizio. Oggi nessuno può negare che fu un'opera lungimirante, che ha pesato e pesa sulle spalle di pochi, ma che ha fatto rivivere la montagna per tutti.


( Scritto estratto dall'opuscolo stampato in occasione dei festeggiamenti per il 20° )